gsped

L’Italia si conferma al 19° posto nel Logistic Performance Index (LPI) della Banca Mondiale. Una posizione che, pur non disonorevole, riflette una realtà complessa: la logistica italiana è piena di eccellenze locali, ma penalizzata da un sistema privo di una direzione strategica unitaria.
La notizia arriva dal portale Vado e Torno Web, che riporta le riflessioni emerse durante il convegno “Nodi intermodali, logistica e mobilità – Innovazione e sostenibilità per la competitività del sistema Italia”, svoltosi alla Camera dei Deputati a fine settembre.

Un sistema fermo al palo

A lanciare l’allarme è Paolo Uggè, presidente di FAI, che sottolinea come l’Italia “mantenga il 19° posto da anni senza migliorare”.
Un dato che, più che segnalare stabilità, indica una stagnazione strutturale: mentre altri Paesi europei avanzano con investimenti mirati su infrastrutture, digitalizzazione e formazione, l’Italia resta indietro.

Secondo Uggè, il vero problema è l’assenza di una politica dei trasporti chiara e strategica. Dopo la chiusura della Consulta del trasporto e della logistica durante il governo Monti e il mancato aggiornamento del Piano generale della logistica del Cipe, il settore sembra procedere “a vista”, senza una rotta condivisa.

Infrastrutture congestionate e potenziale inespresso

Le criticità principali emergono con chiarezza:

  • Le arterie stradali verso porti e interporti risultano congestionate, con ritardi che superano spesso i 30 minuti.
  • I grandi scali come Genova, Trieste, Napoli e Gioia Tauro operano ormai al limite della capacità, mentre porti come Taranto e Cagliari restano sottoutilizzati.
  • Il trasporto ferroviario merci vive da anni una crisi cronica, aggravata dalla mancanza di incentivi e da una rete poco integrata con la logistica intermodale.

Questa situazione, oltre a limitare la competitività delle imprese, ostacola l’efficienza dei flussi commerciali europei, concentrati per l’87% sui valichi alpini. E anche qui i problemi non mancano: il Brennero continua a subire blocchi unilaterali da parte dell’Austria, il Monte Bianco sarà chiuso a intervalli nei prossimi 18 anni per lavori, e il Gottardo è limitato da restrizioni ferroviarie dopo l’incidente del 2023.

In sintesi, la rete logistica italiana appare soffocata nei punti nevralgici e disconnessa nei collegamenti secondari.

Tassazione e concorrenza internazionale: la voce di Alis

Durante lo stesso incontro, Marcello Di Caterina, direttore generale di Alis, ha sollevato un altro tema chiave: la tassazione europea sulle emissioni (ETS).
Secondo Di Caterina, la misura, pur nata con obiettivi ambientali condivisibili, “si concentra solo sulla sostenibilità ambientale, ignorando quella economica e sociale”.
Il problema? L’ETS colpisce solo i porti e gli operatori europei, favorendo indirettamente i competitor del Nord Africa. Così, l’Italia rischia di perdere il suo ruolo naturale di hub mediterraneo a vantaggio di scali extra-UE.

Scioperi e blocchi: quando la logistica si ferma

Alle difficoltà infrastrutturali si aggiungono anche tensioni sociali e sindacali.
FIAP, la Federazione Italiana Autotrasportatori Professionali, ha denunciato un episodio emblematico avvenuto in provincia di Pavia: il blocco di un importante centro logistico della grande distribuzione a seguito di una controversia contrattuale.
Il risultato? Oltre 100 autisti bloccati per 14 ore, centinaia di tonnellate di merce deperibile rese inutilizzabili e perdite economiche per tutta la filiera.

Il segretario generale FIAP, Alessandro Peron, ha espresso con chiarezza la posizione dell’associazione:

“Lo sciopero è un diritto, ma non può trasformarsi in un’azione di ostruzione che danneggia tutti: lavoratori, imprese e cittadini. Serve equilibrio tra libertà di protesta e diritto al lavoro.”

Peron ha inoltre sottolineato un rischio crescente: le aziende logistiche, stanche di operare in contesti instabili, stanno abbandonando interi territori, con conseguenze dirette su occupazione e competitività.
Una prospettiva che nessuno può permettersi in un momento in cui la logistica dovrebbe essere la leva della ripresa.

Cosa serve per tornare competitivi

L’Italia dispone di eccellenze logistiche e imprenditoriali riconosciute in tutta Europa — ma manca una regia nazionale capace di valorizzarle in un quadro integrato.
Servono:

  • Investimenti strutturali in digitalizzazione e automazione dei processi;
  • Un piano logistico aggiornato e condiviso tra pubblico e privato;
  • Maggiore coordinamento intermodale tra porti, ferrovie e autotrasporto;
  • Politiche fiscali e normative che non penalizzino gli operatori italiani sul piano internazionale.

La logistica non è solo il motore del commercio, ma un indicatore della salute economica di un Paese.
Restare al 19° posto, anno dopo anno, significa accettare una crescita a metà, in un mondo che corre veloce verso automazione, sostenibilità e integrazione digitale.

L’Italia ha tutto per risalire la classifica — ma deve farlo con visione, investimenti e una strategia finalmente coerente.

Fonte: Vado e Torno Web – “Italia quasi fuori dalla top 20 nella classifica della logistica”, 20 ottobre 2025

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *