eCommerce B2c in Italia: il 13% dei consumi è solo un numero?
Secondo gli Osservatori eCommerce B2c e Innovazione Digitale nel Retail del Politecnico di Milano, nel 2025 il mercato eCommerce B2c italiano ha raggiunto 62,3 miliardi di euro, con una crescita del +7% rispetto all’anno precedente.
Il canale online incide ora per il 13% dei consumi totali, un punto percentuale in più rispetto al 2024.
È un dato importante.
Ma il vero cambiamento non è nella percentuale. È nella struttura.
Cresce l’online, ma cambia il peso strategico
Il digitale non è più un canale accessorio.
La quota di investimenti digitali sul fatturato dei retailer è salita al 4,7%, contro il 3,2% del 2024. Questo segnala una trasformazione strutturale: il digitale non è più un progetto, è un’infrastruttura permanente.
Il mercato si divide tra:
- Prodotti: 40 miliardi (+5%)
-
Beauty&Pharma (+10%) -
Food&Grocery (+7%) -
Abbigliamento e Arredamento (+5%) -
Elettronica ed Editoria (+4%) -
Auto e ricambi (+1%) - Servizi: 22,3 miliardi (+9%)
-
Ticketing e altri servizi (+12%) -
Turismo e Trasporti (+8%) -
Assicurazioni (+10%)
La crescita è diffusa, ma non uniforme.
AI: dalla sperimentazione all’integrazione
L’Intelligenza Artificiale non è più solo test.
Secondo la ricerca:
- il 46% dei top retailer ha integrato l’AI tradizionale nei processi
- il 76% ha avviato progetti pilota di AI generativa
Le applicazioni vanno da:
- generazione automatica delle schede prodotto
- customer service avanzato
- personalizzazione dell’offerta
Ma il vero dato interessante è un altro:
- l’89% dei retailer ha potenziato la valorizzazione del dato
Con investimenti in:
- Business Intelligence (78%)
- CRM (67%)
- Customer Data Platform (52%)
La trasformazione non è solo tecnologica.
È informativa.
Efficienza e personalizzazione: i due cantieri
In un contesto segnato da instabilità macroeconomica e pressione sul potere d’acquisto, le priorità sono chiare:
- 57% → contenimento dei costi
- 38% → revisione della customer experience
Due direttrici apparentemente opposte.
In realtà convergono nello stesso punto:
ottimizzazione dei processi e qualità dell’esperienza devono convivere.
Il negozio fisico non scompare: si ridisegna
A fine 2024 si contavano 539.789 esercizi commerciali, con un calo del -2,8% su base annua. In dieci anni l’Italia ha perso oltre 85 mila negozi.
La contrazione è evidente.
Ma è accompagnata da una trasformazione qualitativa.
I retailer investono in:
- self check-out (46%)
- self scanning (29%)
- digital couponing e loyalty (83%)
- app integrate con funzionalità in store (50%)
- chioschi digitali (46%)
Il punto vendita evolve da spazio transazionale a spazio relazionale.
Omnicanalità reale: integrazione operativa, non solo marketing
Il 24% dei retailer investe in negozi di prossimità.
Il 19% in store esperienziali.
Ma l’elemento chiave non è il formato.
È l’integrazione.
Per funzionare, l’omnicanalità richiede:
- stock sincronizzati
- visibilità in tempo reale
- integrazione tra carrello online e offline
- logistica coerente con la promessa digitale
Senza infrastruttura, l’esperienza resta superficiale.
Il 13% non racconta tutto
Il 13% di incidenza sui consumi è un traguardo simbolico.
Ma la vera trasformazione è questa:
- il digitale entra nei processi fisici
- l’AI entra nei flussi decisionali
- il dato diventa asset strutturale
- la logistica diventa parametro competitivo
Il retail non sta diventando solo più online.
Sta diventando più integrato, più automatizzato e più data-driven.
Conclusione: maturità più che crescita
La crescita del +7% è rilevante.
Ma il segnale più forte è la maturità crescente del sistema.
Il digitale non è più il motore emergenziale della pandemia.
È l’infrastruttura permanente del commercio.
La differenza, nei prossimi anni, non la farà chi cresce più velocemente online.
La farà chi riuscirà a integrare in modo coerente:
- canali
- dati
- AI
- logistica
- punto vendita
Il 13% è una soglia.
La trasformazione è appena iniziata.
